Enrico Sala: Artista, Filantropo, Sognatore
Benvenuti nella pagina dedicata a Enrico Sala, un artista il cui spirito vivace e la profonda passione per la creazione hanno lasciato un segno indelebile nel mondo dell'arte ticinese e oltre. Scoprite la sua visione, il suo processo creativo e l'eredità che continua a vivere attraverso le sue sculture.

Lo spirito vivace di Enrico Sala
Enrico Sala, ha intrapreso la strada non facile di artista, con il suo temperamento e un carattere vivace, a volte impaziente e questa particolarità, indicava il suo bisogno di creare, avere una tela da riempire, un sasso da scolpire e una voglia di girare il mondo. Tutto questo lui lo ha fatto. La sua vita è stata un viaggio continuo di scoperta e espressione.

Il valore intrinseco dell'opera
Apprezzare l'opera di Enrico Sala, richiede attenzione, la pietra è dura ma nello stesso tempo fragile, valutare le venature, scegliere il taglio giusto, come con il legno. Molte le fatiche che sono state necessarie per la realizzazione di una scultura, e tutti gli scultori ne sanno qualcosa. Provare ad immaginare il pensiero dell'artista, meditato fin dalla pietra grezza, per arrivare alla forma che era nella sua testa, per trovarla nella pietra che sta scolpendo, qualunque essa sia ma è già lì e aspetta di essere portata alla luce. La vera essenza delle opere di Enrico Sala: l'essere umano.
La vita per la scultura - La scultura per tante vite
Enrico Sala è nato a Salorino il 1.09.1943 ed è scomparso il 25.05.2024.
Dopo aver concluso l’apprendistato professionale scopre la sua vocazione per la pittura e la composizione di mosaici. I primi lavori arrivano, l’artista cresce ed iniziano le prime mostre. L’Accademia di Brera a Milano l’ha frequentata con passione, iniziando con la pittura per poi passare alla scultura, ottenendo la laurea. Utilizzò il suo diploma come docente di educazione artistica in diverse scuole e ginnasi ticinesi. Ma l’artista è sempre al lavoro.
Con esperienze sul marmo di Peccia (Valle Maggia), o la pietra della cava di Salorino, dove suo padre e suo nonno hanno lavorato. Dalla dura pietra ecco le prime forme astratte. Frequenta la facoltà di arti plastiche dell’Università di Parigi VIII, ottenendo la maestria. Realizza così le prime figure umane: forme di donne, coppie, il marmo si trasforma in famiglia. Siamo negli anni novanta del secolo scorso. Le opere escono da diversi marmi: azzurro di Argentina, il rosa di Tailandia, Fluorite Birmana, bianco di Carrara, il nero o il rosa di Portogallo e il rosso di Arzo e altri ancora. Ha sperimentato con incisioni nel metallo e le opere realizzate sono presso il Museo Vela a Ligornetto. Un crocifisso di bronzo, opera pregiata è stata realizzata per il cimitero di Salorino da Enrico Sala, commissionata dall’Amministrazione Comunale.
Artista e Filantropo
Dal 1994 al 2019 attivo con la missione umanitaria in Cambogia, sostenuta con l’introito delle sue sculture, l’importante aiuto finanziario dell’ Associazione Amici di Padre Mantovani, i contributi di tanti ticinesi e molti riconoscimenti di diversi Comuni, Enti diversi e associazioni ticinesi.
" darei a tutti, in particolare ai poveri, un minimo per vivere con dignità e decoro, sulle loro terre" ENRICO SALA
Mostre personali e collettive
1970 Mostra collettiva Presso il comune di Arese
1971 Mostra D’Apres alla Villa Ciani di Lugano
1971 Mostra della Camelia alla Galleria Globarte, Milano
1971 Pittori in Piazza a Lugano
1976 Mostra Collettiva d’Informazione a Mendrisio
1977 Brera 70/77 mostra a Lugano
1978 Mostra collettiva presso il centro culturale di Arese (Italia)
1978 Collettiva di pittura e scultura alla Biblioteca Comunale di Ponte S. Pietro, Italia
1979 Collettiva presso Galerie Orlando a Wil - San Gallo
1983 Collettiva Scultori del Mendrisiotto al Centro Internazionale d’Arte di Stabio
1986 Donazione di una scultura al Museo di Arte di San Paolo Brasile
1987 Mostra personale presso la Galleria Tonino a Campione d’Italia con una monografia di Grytzko Mascioni
1987 Personale a Chiasso presso la Finter Bank, 1987 Personale a Bellinzona presso Cartier
1988 Una collettiva Gubbio all’Arte Fiera di Bologna
1988 Mostra personale a Cadempino presso il Municipio, sala del Consiglio Comunale
1991 Mostra Collettiva alla galleria Rosso-blu Corteglia
1992 Prima esposizione personale presso il proprio studio a Salorino
1996 Vernissage personale presso l’Hotel Origlio Country Club a Origlio
1996 Personale presso la Banca Migros di Chiasso
1999 Personale presso la Finter Bank Zürich a Chiasso
1999 Iniziano e continuano ancora oggi le mostre personali presso la galleria Sala Enrico a Salorino

Grytzko Mascioni scrisse una monografia in occasione della prima personale esposizione di Enrico Sala alla Galleria Tonino di Campione d'Italia il 03.02.1987:
" Enrico Sala scultore non ha mai avuto fretta: si confronta con forme archetipe che ragionano con l’eterno, il suo è l’temporale piacere di sempre della manualità umana, di chi tocca e ritocca il mondo e dialoga con lo spazio, nello stupore candido di una continua ri-creazione della realtà, nel gioco sapiente che espelle il confuso premere dei fantasmi interiori per farne l’ordinato universo formale dell’opera e delle opere, plastica elegante, materia dominata. Ma anche Enrico Sala uomo non ha mai avuto fretta: ha aspettato di varcare i quarant’anni per esporre in una personale, per confrontarsi con il pubblico in modo organico, senza mai essersi lasciato sedurre dall’ansietà dell’apparire, d’imporsi di mostrarsi, che vela il disagio e l’incertezza esistenziale degli uomini d'oggi."
GLORIA PERUCCONI - Docente - 1997
Anche quest'anno Enrico Sala mostra al pubblico il frutto del suo operare artistico a Salorino, nella vecchia casa in cui da sempre abita e lavora. Nello spazio del suo studio, forse un po' angusto per contenere tutto, ma estremamente suggestivo, con la quieta terrazzìni sui boschi, i blocchi di pietra ancora grezzi e gli attrezzi del mestiere, le sculture in marmi scintillanti caricano l'atmosfera di una luminosità incantata.
Il pensiero corre al prezioso potenziale della roccia: luce e calore al di là di una spenta esteriorità, ricchezza segreta che solo la mano di un artista sa rilevare. chi scolpisce la pietra può realizzare una sorta di prodigio scoprendo ed esaltando bellezze naturali celate; lo stesso Sala descrive con meraviglia la lenta, nonché sofferta metamorfosi che opera sulla materia: l'intuizione della forma, la sua esecuzione, ed infine la resa perfetta delle superfici, dopo innumerevoli passaggi di lucidatura.
La trasformazione, dopo alcune esperienze simboliche-astratte, avviene da qualche tempo in termini figurativi; f il tema è quello dell'umanità che esprime in un abbraccio emblematico il valore della comunione con i propri simili, quello stesso senso di fratellanza universale che, tra l'altro, motiva ogni anno Enrico Sala a spostarsi in paesi lontani per portare conforto a popolazioni bisognose.
L'unicità del soggetto, la servilità delle forme trovano la loro ragione d'essere nelle infinite rese dei quindici marmi sui quali, per questa stagione, lo scultore si è cimentato con grande sapienza e sensibilità, creando opere che appagano la vista suscitando emozioni.
Edoardo Agustoni - 2005
da ormai più di tre lustri, dopo una breve fase astratto-geometrica, Enrico Sala indaga la figura umana. nelle sue molteplici sfaccettature, dai gruppi con più persone che si cingono e si intrecciano, alle coppie colte in teneri abbracci, alla figura umana, sola e isolata, esclusivamente femminile, rivista in questi anni soprattutto nel ruolo di genitrice.
Madri con in grembo il proprio figlio, madri infinocchiate o accovacciate con il capo leggermente inclinato in segno di protezione, reggenti con le braccia il proprio pargolo ieratico e frontale, le cui forme plastiche arrotondate e appena suggerite, emergono dalla pietra con pudore e delicatezza. Sono gruppi scultorei che richiamano per solidità e compattezza, arcaici archetipi femminili, delle cosiddette Veneri preistoriche, alle Madonne col Bambino delle icone bizantine, ai gruppi lignei e lapidei d'epoca medioevale.
Queste coppie vengono ricavate da pietra e marmi locali, quasi un segno d'amore nei confronti della propria terra di origine e quindi innanzitutto la Macchia Vecchia e il Broccatello d'Arzo, i materiali nobili per eccellenza della nostra regione, ma anche il Biancone e la pietra nera di Salorino, questi ultimi storicamente legati all'edilizia ee rarissimamente impiegati nell'arte scultorea e poi le pietre foreste di provenienza più o meno lontana, il Candoglia, Carrara, Verona, Siena, Portovenere, quest'ultimo nerissimo con guizzi dorati d'effetto straordinario, sino a quelli esotici ed eccentrici alle nostre latitudini, conosciuti attraverso i numerosi viaggi dello scultore in terre lontane, la Thailandia, la Birmania - splendida e unica la fluorite verde - e il Sudamerica. La varietà di pietre e marmi scalfiti dallo scultore con infinita perizia e sapienza artigianali, in modo da sfruttare al massimo le potenzialità policrome e formali delle stesse, contribuiscono ad animare gruppi plastici colti in atteggiamenti affettuosi e materni, immersi in un silente e sereno raccoglimento.
Si tratta di volumi flessuosi e morbidi che sembrano evocare lo stupore di fronte al mistero della vita, in cui l'abile mano dello scultore di Salorino, attraverso lo scalpello dapprima e poi la lenta e paziente levigatura, incide con amore infinito la sua impronta nella materia dura e compatta, come quella di un padre nei confronti della propria creatura.
Cave tra salorino e Castel S. Pietro da dove si estraeva il biancone e la pietra nera